Matteo Cirenei inizia il suo percorso di interpretazione dell’architettura durante gli studi al Politecnico di Milano, ispirandosi in un primo momento a Gabriele Basilico, sviluppando in seguito la propria visione grafica, dinamica e compositiva dei pieni e vuoti che scaturiscono dal rapporto tra costruito e spazio circostante. Se dobbiamo citare alcuni autori che lo hanno influenzato, nella sua visione estetica dell'architettura, senz'altro alcune opere di Rodchenko, Ezra Stoller e Oscar Savio hanno lasciato un segno importante nel vissuto culturale dell'autore.
Le foto di architettura in bianco e nero di Matteo Cirenei fanno parte di una ricerca iniziata nel 1991, fotografando gli edifici più salienti di Milano e di alcune città europee sedi di architetture famose, con dei tagli molto particolari.
Le immagini che ne derivano sono molto grafiche, esaltano proporzioni e linee prospettiche, alternano inquadrature in stato di equilibrio ad altre con un’alchimia di elementi dinamici. I cieli sono sorprendentemente limpidi: le foto sono scattate quasi sempre in rare giornate di vento forte, che conferiscono all’architettura una scintillante bellezza grazie alla generosa e tagliente luce del sole.


In tali immagini i soggetti sono edifici e spazi collettivi, dei quali viene interpretata la percezione dal punto di vista del pedone, esaltandone alcuni elementi progettuali che li caratterizzano per se stessi o in relazione all’ambiente circostante.
L'evoluzione di questa ricerca sfocia, alla fine della prima decade degli anni duemila, in un approccio estetico che annulla la visione complessiva dell'edificio, ricrea un'equilibrio di forme in una nuova composizione che scaturisce dall'accostamento di elementi architettonici e giochi di luce ed ombra, atti plastici puramente figurativi.
Visioni metafisiche, astrazioni che scaturiscono dai dettagli di edifici progettati da maestri dell'architettura:
sguardi pieni di ammirazione per l'oggetto di studio degli anni passati alla Facoltà di Architettura di Milano, che ora, attraverso il mezzo fotografico, generano nuovi matrici visive.